18 giugno 2013

2013 NBA Finals - Danny Green, aspettando gara 6

Alla North Babylon HS
Danny Green è un ragazzo di North Babylon, un CDP (census-designated place, sostanzialmente un territorio gestito direttamente dall'amministrazione della contea) nella contea di Suffolk, New York. È qui che frequenta il liceo (North Babylon HS di Long Island), giocando sia a basket che a football, come quarterback, prima di trasferirsi alla St Mary's HS da sophomore, in cui alzerà qualche onda.

Danny Green, prima di queste finali, era un signor nessuno per quasi tutti, ma non per quelli del North Carolina.



Sappiamo leggere: North Carolina, sei un figo, ora vai...
Li lo ricordano bene, se non altro perchè, nel momento in cui lasciava il college, non esisteva nessun Tar Heel nella storia con più partite giocate (145) e vittorie (123) e nemmeno nessuno, a parte lui, che nella ACC fosse riuscito a collezionare almeno 1000 punti, 500 rimbalzi, 250 assist e 150 palle rubate e altrettante stoppate e canestri dall'arco, contemporaneamente. In più era campione NCAA 2008, da capitano; cosa serviva ancora per entrare nella storia del suo college, peraltro uno dei tre cestisticamente più blasonati di sempre? Nulla, infatti.


Nella NBA ha poca fortuna. Finisce al secondo giro del 2009 (numero 46), pescato dai Cavs immediatamente dopo Nick Calathes e subito prima di Henk Norel. Il primo ha fatto fruttare un opportuno passaporto greco, e ora gioca anche in nazionale, da comprimario (piccola curiosità: Wikipedia italiana recita "nonostante la doppia cittadinanza, ha deciso di giocare per la Grecia"... eh si, la nazionale americana ha dovuto trovargli un rimpiazzo), il secondo vivacchia in Spagna, in squadre minori di serie minori.
Per dire che Green non uscì fuori da una zona di primizie, era una scelta così di basso profilo che molti siti specializzati non ne tracciarono nemmeno uno scout. Chi invece ci si è avventurato, ne ha sottolineato la capacità di muoversi off the ball, il tiro preciso e dal range elevato, le capacità mentali e le skills difensive. Ci  state rivedendo la finale, vero? Inoltre ha la fama di uno che non ha bisogno della palla in mano per fare qualcosa di buono. Agli allenatori è una caratteristica che piace.

Ai Cavs gioca con Lebron James e, più che per le prestazioni in campo, si distingue per gli stacchetti danzanti, che mostrano un indubbio talento artistico.


Manny in un'immagine che
non è un fotomontaggio
Dopo il primo anno, in una squadra da ricostruire, Green deve guadagnarsi il contratto in summer league, prima, e in preseason, dopo. Tira sotto il 40% in SL e in pre-season, dopo una gara da 0 su 5 dal campo e 2 perse, viene messo in panchina da Scott, che lo relega a DNP - Coach's decision per due gare, prima di dargli l'addio definitivo (gioca, curiosamente, l'ultima gara proprio con gli Spurs). In compenso fa impressione un rookie undrafted, Manny Harris, che piace un sacco al coach Byron Scott. Chi??? Manny Harris, lui. 

Danny approderà in D-League da free agent, ai Reno Long Horns, per poi giocare una manciata di gare con gli Spurs.
Lo parcheggiano in D-League anche in nero-argento, ai Toros, e spacca, non c'è che dire: 20 punti e oltre 7 rimbalzi, l'ultima volta che posa i piedi in campo con la maglia degli Austin Toros ne mette 36. Col lockout sverna in Slovenia, alla KK Union Olimpija, per tornare a San Antonio con la ripresa dei giochi. È la sua breakout season, perché parte in quintetto in metà abbondante delle gare (con Ginobili fuori), sfiora la doppia cifra di media e prende anche dei bei voti come sesto uomo dell'anno. Nei PO cala in pressoché tutto: minuti, punti, percentuali, ma in regular season si era distinto dall'arco, da cui tira un buonissimi 43% in quasi 4 tentativi a partita.
Il 2012 è l'anno del quintetto, fisso, e della doppia cifra, abbondante, Ginobili fa il sesto, lui parte guardia in tutte le gare giocate e sta in campo oltre 27 minuti a partita e conferma il suo 43% da dove conta 3, stavolta in oltre 5 tentativi.

Danny Green targato Reno Long Horns, foto introvabili.

I suoi PO sono onesti, anzi, nonostante il rendimento sia altalenante, sale di colpi in parecchie partite, come gara due contro Memphis. Nulla però fa presagire che in finale si trasformi in un essere sovra umano, con la precisione di Craig Hodges e la capacità di procurarsi un tiro di Dominic Wilkins.
Attualmente è 26 su 38 da 3 punti, 68,4%. Nel resto dei PO parliamo di 27 su 65. In 5 partite contro 14, un canestro e 27 tiri in meno. A metà gara 5 ha superato, per successivamente saltarci sopra e pulircisi i piedi, il record di canestri dall'arco, che deteneva Ray Allen, conquistato dopo 7 partite di finale.


La prestazione di Green però ha poco di tecnico, a parte una meccanica non da manuale (ma non lo era nemmeno quella di Larry Bird). Qualcuno lo chiamerà rush (slancio, letteralmente, che possiamo tradurre con "striscia"), che di norma è seguito da uno slump (crollo, un momento negativo) che "normalizza" statisticamente le percentuali, per lo stesso principio per cui, tirando una monetina e ottenendo 5 volte croce, ci aspettiamo che poi esca 5 volte testa (non è proprio così, la matematica e le probabilità si muovono su numeri molto più grandi, ma mi permetto una semplificazione), ma è un rush abbastanza ampio, rispetto alla normalità delle cose. Per capirci, si è parlato abbastanza del rush di Norris Cole, durante la serie di Miami contro Chicago. Le vittorie degli Heat, a volte troppo faticose, venivano poste sotto una luce diversa dalla prestazione fuori dalle righe della normalità di un comprimario come cole, che in effetti ha tirato nella serie oltre l'80% da 3. Parliamo di un 8 su 9 in 5 gare, cioè un rush durato pochissimo (cole aveva due sole triple contro Milwawkee), perché contro Indiana si era già sgonfiato il caso.
L'anomalia è chiara, per quanto non matematicamente impossibile (doppia negazione, non è elegante ma non riesco a non smettere di toglierla... tripla!).
Ora come ora, Danny è l'MVP della serie per la squadra ad una partita dall'anello, se fosse, con tutta la simpatia del mondo, staremmo parlando del punto più basso nella storia del trofeo.

Daniel Richard Green Jr (il suo nome completo) ha messo assieme 207 minuti e 81 punti nelle sue prime due stagioni NBA, attualmente è a 90 punti nella Finale.







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